





La falesia di Tavagnasco si affaccia sui tetti dell’omonimo paesino all’imbocco della valle d’Aosta, ancora in territorio piemontese. Immersa nel bosco di castagni, orientata a nord est - tranne il muro più bello che guarda a nord - costituisce un piccolo concentrato di vie tecniche e di continuità, distribuite equamente su placche, muri e strapiombi, di lettura mai facile ma di grande soddisfazione. La falesia, seppure continua nel suo sviluppo, è divisibile in tre settori. Il muro inferiore, situato sulla sinistra, è il primo visibile quando si scende dall’auto. Più che la roccia, ad attirare l’occhio è lo sbancamento feroce che è stato eseguito alla sua base a suon di mine e di ruspe, lasciando la sensazione di essere arrivati, più che in un’area di arrampicata all’interno di un boschetto di castagni, nei pressi di una zona adibita a discarica: a rendere completa la sensazione di squallore mancano solo i bidoni arrugginiti, i bracieri dei fuocherelli notturni e le ragazze tutte colorate sedute sulle cassette di legno ad attendere il ganzo di turno. In questo settore anche assicurare un compagno non è più semplice come una volta, in quanto lo spazio alla base delle vie è ormai minimo ed il rischio di scivolare per qualche metro sul terriccio smosso e precipitare sui sassi non è da sottovalutare. Insomma, allo stato attuale delle cose non è questo il muro più appetibile della falesia. Tutt’altra storia negli altri due settori, situati qualche metro più in alto. Il settore centrale, orientato a ovest, offre alcune tra le più belle vie di continuità su muro strapiombante della zona. Malgrado le prese non siano tutte naturali, i movimenti che si sviluppano sugli itinerari sono sempre molto belli e vari, a cavallo tra il 7b+ e l’8a. Proseguendo verso destra, risalendo il pendio di qualche metro per raggiungerne la base, troviamo il settore di destra, nuovamente rivolto a nord, completamente avvolto tra i castagni. È qui che il climber poco avvezzo al grado 7 potrà trovare pane per i propri denti, anzi, per i propri piedi, vista l’importanza dell’uso delle estremità inferiori per salire le vie ipertecniche che si sviluppano con difficoltà tra il 4b ed il 6c+. La chiodatura, ad eccezione di qualche via non ancora richiodata e riconoscibile per la presenza di placchette artigianali, è sempre ottima, quasi sempre ad anelli resinati ben posizionati. Considerata una falesia “fredda”, in quanto orientata essenzialmente a nord, immersa nel bosco e, last but not least, ricettacolo di colate umide dopo i periodi piovosi, Tavagnasco non apre solitamente i battenti prima di maggio e chiude per l’inverno. Ovviamente con le solite eccezioni, da valutare in base alle caratteristiche meteorologiche specifiche del momento.
Avvicinamento: 2 minuti
Orientamento: nord e nord est
Lunghezza delle vie: 10-25 metri
Corda: 60 metri
Tipo di roccia: gneiss
Attrezzatura:anelli resinati e fix da 10 con catene in sosta (tranne qualche via con placchette artigianali)
Quota: 400 m. slm
Numero di vie: 23

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Il
settore strapiombante della falesia di Tavagnasco
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foto:
Federico Negri
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Gianni
Ribotto su Mal di pancia, 6c
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foto:
Federico Negri
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Il
settore strapiombante della falesia di Tavagnasco: Segnali di fumo,
7c+
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foto:
Federico Negri
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