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DOMANI
LA LIBERO
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| Striature
nere, qualcuno le chiama familiarmente Stria, Massimo ha anche inventato
il plurale, le Strie. Beh, allora siamo alle Strie. Un anno dopo l'alluvione sembra che, per lo meno in quanto a rottura di cazzo se non come intensità, quest'anno il tempo intenda fare il bis. È grigio grigio e pioviggina a tratti. Tuareg non ha i chiodi proprio corti. Dicono che l'abbia chiodata Marzio. Qualcuno aggiunge che è per questo che c'ha i chiodi lunghi, Marzio gode a fare trovare lungo agli scarsi. Sento e registro tutto, anche se la mia attenzione è rivolta ad Enrico su Muppet. Tuareg è un bel 7b+ con due movimenti duri molto tecnici e un po' aleatori. Qualcuno dei nostri direbbe - due boulder verdi del Bside. Ovviamente la corda pende dall'alto e corre dentro i rinvii piazzati dalla sosta di Muppet show. Vediamo se la dettatura di Luca che l'ha già fatta pulita mi è servita a qualcosa. Salgo io. Sorvolo sulla prestazione. Dalla catena la corda si allunga verso il basso lentamente. Scendo e ripasso i rinvii. Sono già col primo piede per terra, nel momento in cui le balle supplicano ancora 30 centimetri di corda. Lo intravedo alla base della parete. È solo, come altre volte che l'ho incontrato a scalare. Si guarda un po' intorno, osserva la roccia come se la conoscesse a memoria e avesse notato qualcosa di strano. Smette, viene verso di noi. Ciao, Ciao. Mi chiede se può fare un giro. I miei amici non lo conoscono. Acconsento, uno in più che sale ci permetterà di riposare meglio tra un giro e l'altro. La conosci? Gli chiedo. No, mai fatta. Ah… Mi precede, quasi avesse letto nella mente la domanda che stavo per fargli. Tira giù la corda, la faccio dal basso. Sguardi più che ammirati di Enrico, Davide e di tutto il pubblico nei dintorni. Neanche Luca che fa 7c a raffica ha osato sverginare Tuareg direttamente dal basso. Forse neanche Fredino che fa l'8a, anche se per questa affermazione occorrerebbe conferma. Sale ancora Enrico, che fa dei boulder pazzeschi ma in falesia non tocca roccia da mesi. Fa fatica, sui boulder è un'altra cosa. Ogni tanto osservo Lui, poco più in basso. Ostenta calma e sicurezza. Sembra non lasciarsi condizionare dalle fatiche mie e di Enrico. La tranquillità dei forti dettata dalla sicurezza nei propri mezzi -pensano tutti. Sicuro che vuoi la corda giù? Mi lascio scappare. Forse perché stiamo usando la mia corda. Senza la minima esitazione, agitando le braccia palmo in basso, ribadisce risoluto il concetto. Enrico scende sudato fradicio. Tocca a Davide. Davide passa la mano, troppo dura. L'uomo di acciaio. È il suo turno. Lo cerco con lo sguardo. Ah, è lì. Mah… Scruta il cielo, il suo sguardo volitivo sembra scalfito da una tiranna patina di incertezza. Non sarà mai….penso. Allora tiro giù la corda, recito ad alta voce. Non faccio in tempo a finire la frase. Nooo… cioè, guarda, per questa volta mi sembra che sia meglio, non che io, sai, ma lascia la corda, mi sembra che ci sia poca aderenza per un'a vista. Nessuno lo contraddice, io avrei fatto la stessa scelta. Potrà esprimersi meglio con una corda davanti. Se vuoi dopo puoi fare un altro giro con la corda dal basso, aggiungo quasi per consolarlo. Parte. Dal riposone, pilastrino a sinistra, tasca svasa, duro, ma….ma dove cazzo sale? Non traversa a sinistra sul boulder viscido? Va dritto? Un coro di sguardi sorpresi, pensiamo tutti la stessa cosa. O è davvero bravo, e sale, o... Qualche minuto di traffico, un allungo a sinistra un metro sopra il dovuto, no, ritorna indietro. È ancora lì che si tiene. Ammirevole. Ooops, appeso. È incazzato come una iena, stravolto. Comunque ho avuto la conferma che si passa di qui. Spiazza la platea. Una volta atterrato cerco di sdrammatizzare, lo vedo teso, sembra cerchi le parole giuste per giustificarsi. Domani la libero- gli parte dalla bocca. Palla da una parte, portiere dall'altra. Già risuona nell'aria il termine banfone. Lui ostenta la sicurezza del maratoneta che corre poco e si riserva il colpo migliore per il momento giusto. Cioè domani. Non ho nulla per non credere che domani sarà quel momento, io se avessi tempo e voglia tenterei di fare lo stesso… Vedo che i miei amici non mi seguono. Sono troppo maliziosi, penso. Del resto cosa guadagnerei a contare palle a chi, tra l'altro, non mi ha chiesto nulla? Mah. Tre settimane dopo, serata di polvere bianca nell'aria, sudore e sguardo annebbiato. Sono appena sceso dal circuito che ha quel passaggio stronzissimo tra i movimenti 26 e 27. Nessuno mi sa dire se l'ha tracciata Luca, Marzio o Roberto. Così posso prendermela con tutti e tre messi insieme. Ansimo come un cavallo, meglio svernare un quarto d'ora nel reparto cultura e dare un'occhiata a qualche rivista. Volto l'angolo…oh! Ma dai. Ciao e ciao, come stai e come stai tu, ecc. ecc. È Lui. Vestito da vero fighetto, capelli leccati, ogni pelo al posto giusto, abbronzatura stabile. Sorrisi berlusconiani per tutti, senza dilungarsi a parlare con nessuno. Che fai, arrampichi sta sera? No, sono solo venuto a fare un giro, mi risponde. Il discorso langue, mi viene in mente l'ultima volta che ci siamo visti. Sparo. E con Tuareg com'è poi andata il giorno dopo? Attimo di tensione e smarrimento. Si riprende subito con scioltezza. Ah no, guarda, non ci ho proprio più pensato. Del resto ma chi me lo fa fare a mettermi su quella via in un posto così quando…sono andato al mare a Finale, lì sai il clima, e poi siamo andati in un posto con una roccia veramente bella. Guarda, dei 6c durissimi che ho risolto a vista, ma ne valeva veramente la pena. Ah, beh. Ma dai, non ti cambi neanche a fare qualche giro? No, io mi alleno da solo, ciao, ti saluto. Parcheggia il mento volitivo qualche metro più in là, verso il bancone della palestra, dando l'idea di non aver ancora ben chiaro se osservare solo o intavolare discorso con qualcuno. Finalmente mi svacco sul divano. Non so come, ma mi ritrovo in mano due numeri vecchi della Rivista della montagna di cui non me ne può fregare di meno. Intravedo sul tavolo una bella copertina di On the edge. Starnutisco, che mi scappa, e poi me lo leggo. Un ragazzino passa svogliato nel mio campo visivo al di là del fazzoletto. Si ferma per un attimo, dà un'occhiata pigra al tavolo con le riviste e prosegue. No, si blocca, uno sguardo di taglio al tavolino, allunga sornione la mano destra e si fotte On the edge. Da dietro il fazzoletto riesco solo ad osservare l'azione senza intervenire. Cazzo, penso. Torno a provare il 26 e 27. No, che minchia faccio. Apro la prima delle due Riviste della montagna. Pagina a caso. È crollata la meringa del Gran Zebrù. Quella brutta faccendaccia del Kailash… Per oggi può bastare. Cerchiamo un boulder verde. |
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| di Federico Negri | |||||||
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