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Il documento che state per leggere è stato tratto dal sito Internet dell'AIPIA (Associazione Italiana Preparatori Itinerari d'Arrampicata).

 

 

APERTURA E MANUTENZIONE DI SITI SPORTIVI DI ARRAMPICATA

    Criteri di posizionamento delle protezioni

    1. Generalità:
      La chiodatura di un itinerario NON VA EFFETTUATA IN FUNZIONE DEL LIVELLO DEL CHIODATORE, bensì del livello degli arrampicatori ai quali l'itinerario stesso è destinato; il criterio di chiodatura di un itinerario, quindi, prescinde dalla sua difficoltà, ma rimane indissolubilmente legato al concetto di sicurezza.
    2. Posizionamento degli ancoraggi - scopi:

Gli ancoraggi di un itinerario devono:

    • impedire la caduta al suolo o contro ostacoli;
    • essere immediatamente prima di un passaggio difficile rispetto alla difficoltà complessiva della via;
    • essere dalla parte della mano libera dell'arrampicatore;
    • essere alla giusta altezza anche per i più piccoli di statura;
    • ridurre al minimo, per quanto possibile, ogni tipo di attrito;
    • disturbare il meno possibile il concatenamento dei passaggi e non ostruire prese ed appoggi;
    • essere sufficientemente distanti da spigoli (non inferiore a 25 cm) in modo tale da evitare il formarsi di fessurazioni in fase di esecuzione dei fori;
    • dare in generale possibilità di movimento al rinvio senza che questo, in fase di caduta dello scalatore, si incastri o urti in modo anomalo sulla roccia;
    • essere facilmente individuabili dallo scalatore durante la progressione ma senza deturpare visivamente le condizioni della struttura (evitare l'uso di ancoraggi dai colori vistosi o materiali di dimensioni eccessive).
    1. Posizionamento degli ancoraggi - distanze TIPO:
    2. Le distanze riportate nel prospetto seguente devono essere considerate ideali ma non completamente vincolanti, in quanto l'estrema variabilità della morfologia di una struttura rocciosa può rendere più conveniente, ai fini della sicurezza, ridurre o ampliare detti margini.

      Distanze TIPO

      ITINERARI CLASSICI dal 5a al 7a+

      ITINERARI SPORTIVI dal 7b in poi

      1° punto

      2,2 m circa

      2,8 m circa

      Tra 1° e 2°

      1,0 m circa

      1,2 m circa

      Tra 2° e 3°

      1,4 m circa

      1,7 m circa

      Tra 3° e 4°

      2,0 m circa

      2,5 m circa

      Oltre il 4°

      2,4 m o più circa

      3,0 m o più circa

       

      Le predette indicazioni sono riferibili a strutture verticali, leggermente strapiombanti o appoggiate. Nelle strutture fortemente strapiombanti od orizzontali, soprattutto nella parte iniziale dell'itinerario, tali distanze saranno convenientemente ridotte, in funzione dei criteri di sicurezza su riportati.

      4 Posizionamento degli ancoraggi - distanze MASSIME:

      Le distanze riportate nel prospetto precedente (distanze tipo), in particolari condizioni, potranno essere aumentate secondo lo schema seguente:

      Distanze MASSIME

      ITINERARI CLASSICI dal 5a al 7a+

      ITINERARI SPORTIVI dal 7b in poi

      1° punto

      3,5 m

      3,5 m

      Tra 1° e 2°

      1,2 m

      1,2 m

      Tra 2° e 3°

      2,0 m

      2,0 m

      Tra 3° e 4°

      3,0 m

      3,5 m

      Oltre il 4°

      4.0 m

      4,0 m o più

       

      Come per il punto precedente, anche tali indicazioni sono riferibili a strutture verticali, leggermente strapiombanti o appoggiate: queste però vanno considerate come distanze limite, da utilizzare nel caso in cui il moschettonaggio risulti estremamente più semplice delle difficoltà massime del tiro ed in modo particolare per la prima protezione. Nelle strutture fortemente strapiombanti od orizzontali, soprattutto nella parte iniziale dell'itinerario, tali distanze saranno convenientemente ridotte, in funzione dei criteri su riportati.

      Ricognizione ed apertura di un itinerario

      Si ritiene opportuno che in ogni falesia siano presenti alcuni itinerari di iniziazione, PER OGNI LIVELLO DI DIFFICOLTA', che risultino ben protetti.

    3. Per quanto possibile, definire dal basso una linea di salita: ove necessario, effettuare una ricognizione calandosi dall'alto per verificare la fattibilità del lavoro.
    4. In moulinette o con una assicurazione dall'alto, elaborare una valutazione complessiva di massima dell'itinerario (stima delle difficoltà, caratteristiche dei passaggi, continuità, punti di riposo, possibilità di disgaggi etc.) provando perlomeno i singoli passaggi se non l'intero itinerario (preferibile): in questa fase ed in quella successiva determinare e marcare la posizione dei punti di assicurazione.
    5. Ove l'itinerario lo richieda, effettuare un secondo passaggio per determinare i punti di riposo o di minore impegno rispetto alle difficoltà complessive dell'itinerario.
    6. Effettuare, infine, il posizionamento degli ancoraggi secondo il sistema previsto.

Note:

    • E' preferibile, in caso di incertezze sul posizionamento degli ancoraggi, riprovare ancora l'itinerario prima della chiodatura, diminuendo così il rischio di errori derivati da possibili sviste (prese o appoggi poco visibili etc.).
    • - Nelle fasi descritte è preferibile che l'itinerario venga testato, dopo la marcatura della posizione degli ancoraggi, da più persone, meglio se con diverse caratteristiche morfologiche (es. un arrampicatore alto ed uno basso, un uomo ed una donna, un "forzuto" ed un "mingherlino").
    • - Il tracciamento e la chiodatura di un itinerario possono anche essere effettuati da una sola persona, tenendo ben presente che tale metodo di lavoro richiede grande esperienza e giudizio critico del proprio operato, mancando altre persone con cui confrontarsi.
    • - Nel caso di itinerari fortemente strapiombanti, tali da non consentire la marcatura della posizione degli ancoraggi senza rischi per il tracciatore (pendoli pericolosi), le protezioni potranno essere posizionate a fianco (o poco sopra) gli appigli migliori, senza provare l'itinerario: in questa fase è possibile, se non indispensabile, l'utilizzo di ancoraggi a secco. In un secondo tempo si dovrà provvedere ad adeguare il sistema di chiodatura sia in funzione della posizione ottimale dell'ancoraggio, sia in funzione del tipo di ancoraggi previsti per questo sito (ancoraggi chimici).

Attrezzatura delle soste

Si prevedono due tipologie di soste attrezzate:

    • con sistema di calata, aperto o chiuso, che non contempli lo scioglimento del nodo in vita (moschettone con o senza ghiera, sistemi elicoidali etc.);
    • con anello chiuso non apribile, ed obbligatorietà della manovra di scioglimento del nodo in vita.

La sosta dovrà essere composta da due ancoraggi, distanti non meno di 25 cm, e collegati tra loro da catena o sistema equivalente con carico di rottura paragonabile a quello degli ancoraggi, e comunque non inferiore a 2.200 kg. Tutti gli elementi componenti la sosta dovranno avere un'elevata capacità di resistenza all'usura ed alla corrosione, specialmente in prossimità del mare.

E' vivamente consigliato il sistema a (moulinette senza sciogliersi) su itinerari e luoghi molto frequentati.

Sistema elicoidale: costituito da una doppia spirale inserita in un tiracavo collegato ad un secondo tramite catena.

Sistema con anello apribile: costituito da due tiracavi 12 x 95 mm resinati, posizionati verticalmente e collegati tra loro tramite catena; l'anello di calata (moschettone marino o inox, con o senza ghiera) collega la catena al tiracavo posto in basso.

Morfologia della struttura (prese naturali/artificiali)

Tenendo ben presente che si considera inammissibile la tendenza alla modificazione di una struttura rocciosa mediante il taglio o la creazione di prese ed appoggi non può essere ammessa nessuna eccezione sulla base delle seguenti considerazioni:

    • la morfologia della roccia può rendere oggettivamente impossibile la salita in libera di un itinerario ( la distanza tra due prese è maggiore della massima estensione delle braccia di una persona di media corporatura ).
    • quanto più la falesia risulti avere roccia compatta, o al limite priva di buchi, fessure, cenge o altre asperità, tanto più è difficile che su di essa si trovino specie floristiche o avifauna in nidificazione: di conseguenza è ipotizzabile la riduzione, o l'eliminazione in casi limite, del possibile disturbo dell'attività di arrampicata nei confronti dell'ambiente circostante; alcune cave abbandonate con un tipo di roccia fortemente compatta e resa liscia dal taglio (es. cave di marmo dell'alta Toscana), quindi strutture fortemente degradate da un punto di vista ambientale, potrebbero trovare un possibile utilizzo.
    • Considerando la continua evoluzione dell'arrampicata, con relativo innalzamento progressivo delle difficoltà, e l'uso attuale di prese un tempo ritenute "intoccabili", diventa difficile, se non impossibile stabilire un limite oggettivo di demarcazione tra un tratto di roccia "scalabile" ed uno "inscalabile"; detto questo non si possono comunque indicare alcuni criteri riguardo l'aggiunta di prese, o la loro modificazione.
    • Non è possibile decidere a priori il grado di una via (ad esempio "costruire" una via facile perché si vuole destinare il sito ai principianti anche se la roccia non lo permette).
    • Il lavoro di pulizia (disgaggio) di un itinerario consiste nella eliminazione di scaglie, blocchi, lame o quant'altro di instabile che possa essere riconducibile a situazioni di pericolo oggettivo per l'arrampicatore: non è ammessa l'eliminazione di prese solidamente ancorate alla roccia per aumentare le difficoltà complessive dell'itinerario.
    • E' possibile "l'ammorbidimento" di buchi e scaglie particolarmente dolorose, purché tale lavoro non alteri sostanzialmente la conformazione delle prese.

 

A.I.P.I.A. Associazione Italiana Preparatori Itinerari d’Arrampicata

Ottobre 2000

In catena Cybermountain
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